Nozze d'oro
NOZZE D’ORO
Lei: “Amò, hai cinque minuti da dedicarmi?”
Lui: “Ma perché, cinquant'anni non ti sono bastati?
La battuta è ormai vecchia e trita, almeno a casa nostra. Di anno in anno cambia solo il numero, ma la sostanza è la stessa. Si parla di un rapporto che dovrebbe essere anche lui un po’ vecchio e invece resiste ancora e anzi si rinnova. Duro come il basalto alle pendici di un vulcano, che si autoalimentano.
Ma poi il matrimonio cos’è, un sacramento o un contratto? Sono due i modi di formalizzare un’unione tra due persone. Il primo è rigoroso e sacro, non ammette scappatoie. A partire dal fatto che può essere celebrato solo da un sacerdote e solo tra due individui di sesso diverso. Dura “finché morte non vi separi” senza alcuna deroga. Salvo qualche trucco che riguarda i tribunali ecclesiastici, ma si sa, anche in quell'ambito, fatta la legge, si può trovare l’inganno. Il secondo è più elastico. Oggi può essere contratto anche tra individui dello stesso sesso, per quanto ne so almeno in una certa misura. Ma soprattutto a differenza del primo può essere a tempo determinato, come i contratti di lavoro. Anzi ho sentito dire che separarsi e divorziare sia tutto sommato burocraticamente più semplice che sposarsi. Sono comunque entrambe formalità che hanno un nobile scopo: tutelare e proteggere i membri più deboli della famiglia che si intende formare, soprattutto i figli. In ogni caso e in altre parole è un passo che non va preso alla leggera e richiede le sue meditazioni.
È con questo turbinio di pensieri che un giorno di settembre, di cinquant'anni fa, mi sono recato con una cinquecento bianca e un abito grigio, troppo pesante per la stagione, in una piccola cappella di frati. Ma erano solo gli ultimi turbamenti, come un rapido ripasso prima di un esame. Le decisioni, quelle importanti, ormai erano state già valutate e prese, d'accordo con la persona che mi stava aspettando. Sì, perché contrariamente ad ogni più consueta tradizione, quello in ritardo ero io.
Per spiacevoli ragioni, non è rimasta nemmeno una foto di quel pomeriggio che ci ha cambiato la vita. Ma lo stato d’animo me lo ricordo bene, perché al di là di ogni ragionamento e di ogni promessa solenne, quel ricordo mi è rimasto impresso a fuoco. È stato come se fosse partito un missile. Da quel momento in poi la vita ha preso tutta un’altra piega, ci ha fatto fare i passi che dovevamo fare, prendere le strade che dovevamo prendere, fare delle scelte e assumere delle decisioni. In altre parole non ero più uno, singolare, ma ero diventato due.
Il nuovo assetto è partito talmente veloce e trascinante, che in tanti anni non ho avuto nemmeno il tempo di rivalutare quel “finché morte non vi separi” perché era diventata una cosa quasi scontata, da non doverla mettere in discussione nemmeno per un attimo. Ma definirla solo una routine sarebbe troppo semplice, perché anche le abitudini più radicate presto o tardi vengono a noia. Bisogna trovare ogni giorno una motivazione diversa, scoprirsi un po' per volta. Non perdere mai la voglia di parlarsi e tanto meno quella di stare insieme. Di uscire, di viaggiare, di andare al cinema e a teatro. Di fare anche una semplice passeggiata. Deve essere un processo naturale e spontaneo, mai forzato. Ma soprattutto bisogna ridere tanto, tantissimo. Perché la risata è una medicina, l’ho sentito dire una volta da un uomo vestito di bianco che si chiamava Francesco.
È stato difficile? Ci siamo dovuti sforzare di rispettare quella lontana promessa? No, nemmeno un po'. Per quanto mi riguarda abbiamo avuto un bel culo e come sul set di certi film riusciti bene, è stata “buona la prima”. Un'alchimia azzeccata. Una ciambella con un bel buco rotondo fatto col compasso. Se dovessi soffermarmi a scrivere altre sensazioni non la finirei più. Ho già scritto altro dieci anni fa, e il fatto che ne siano passati altri dieci è la prova definitiva che non raccontavo storie.
Dopo di che ancora avanti “finché morte non ci separi” perché arrivati a questo punto sarà davvero l'unica possibile causa.
Riassunto delle puntate precedenti:
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