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Vorei andare a cena con Margherita Hack

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Chi non ha mai sognato di andare a cena con la più bella della scuola o dell’ufficio o quello che vi pare. In un locale di classe, con servizio di livello e vino costoso. Ma dell’ambientazione e del servizio ammettiamolo, non ce ne fregava niente. Nemmeno del menù, del conto, o men che meno degli argomenti di conversazione. Perché ad una certa età e fino ad una certa età, l’interesse scivola immancabilmente sulla speranza di un dopo cena. Si può avere il massimo autocontrollo ma la natura è natura e se si è un po’ onesti l’obiettivo è quello, specie dei maschi dei quali si dice più o meno giustamente che pensino solo a quello. Mi sono sempre chiesto se è così anche per le donne, magari con i dovuti distinguo. Un po’ più di riguardo per l’ambientazione, per la musica di sottofondo, per il trucco e il vestito delle grandi occasioni. Azzarderei un “ma sì, certo che sì” solo che sono molto meno disposte ad ammetterlo. Altrimenti non sarebbero mai esistiti certi dopocena. Son solo fantasie ...

Andiamo a sfregiare una statua.

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  Quand’ero bambino nel 1961 sbarcai in Sardegna per la prima volta. Era piena estate, mio padre veniva per lavorare e noi della famiglia al seguiti per goderci quelle spiagge destinate a diventare famose. Ma allora del turismo di massa non c’era ancora nemmeno il sentore. Mio padre era un ortopedico e lavorava per un ente pubblico che esiste ancora oggi, l’INAIL. Solo che l’assetto della sanità pubblica era molto diverso. Le ASL che tanto hanno distrutto di quell’efficienza, non erano ancora state inventate e l’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) possedeva e gestiva in proprio degli ospedali. I così detti centri traumatologici, oggi noti come CTO. Ad Iglesias c’erano ancora le miniere aperte, attività industriali che come si sa sono sempre state ad alto rischio infortunistico. Per questa ragione vi era stato edificato uno di questi prestigiosi centri, che peraltro serviva anche gran parte dell’intera isola. I centri traumatologici avevano annesse delle ab...

Zubenelgenubi

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Zubenelgenubi, o α Librae, è una stella della costellazione della Bilancia. Secondo la nomenclatura di Bayer il simbolo α dovrebbe contrassegnare la stella più luminosa di una costellazione, in questo caso è la seconda dopo Zubeneschamali o β Librae. Forse in virtù del fatto che è una stella doppia e quindi più rara. In arabo i loro nomi significano rispettivamente “chela del sud” e “chela del nord” perché una volta erano considerate facenti parte del vicino Scorpione. La Bilancia, oltre a far parte dello zodiaco ha anche un sacco di altre particolarità, ma non è questo il momento di elencarle e nemmeno io sono molto adatta a farlo perché sono molto piccola. Ora è il caso che mi presenti. Sono una gattina trovatella, ho dei genitori adottivi o almeno spero che lo diventino. Per il momento sono in affidamento ma non vedo file alla porta di persone che mi vorrebbero con se. Anche se sono piccola e quindi ho una storia molto breve, ho già visto qualcosa del mondo, di bello e di brutto. Di...

Pierino e il problema sul Covid

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  La mamma manda Pierino a comprare un chilo di farina, due uova e una bustina di vanillina per fare una torta. Gli da 10 euro raccomandandogli di portargli indietro il resto, senza farci la cresta sopra come al solito. Pierino si mette la mascherina e i guanti. Appena uscito dal portone lo investono i primi tepori di primavera. Da subito gli manca il respiro, gli si appannano gli occhiali e gli sudano le mani. Arriva all’incrocio e gira a sinistra per andare al supermercato. Sullo stesso lato del marciapiede c’è l’ufficio postale, un lungo locale con le vetrine su strada anche se non servirebbero. Prima dell’ingresso c’è un bancomat con diverse persone che aspettano di usarlo disposte a casaccio. Oltrepassa l’ingresso e inizia una lunga fila di gente che deve entrare e aspetta il suo turno. Fila si fa per dire. C’è uno affiancato a un altro, hanno la mascherina sulla fronte e discutono sulle malefatte del presidente del consiglio. Poi c’è una ragazza bellina bellina che smanetta i...

Forse sono io che non capisco

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  Non passa giorno che non subiamo la nostra sana dose di lamentele, idee bizzarre, fake news, dichiarazioni e ritrattazioni, detto e non detto. Ora viene fuori che risolviamo tutto con un condono tombale, tanto i camion dell’esercito sono già in giro e pigliamo due piccioni con una fava. E’ un pezzo che non entriamo più in una chiesa ma non vediamo l’ora di farlo, anche se il Papa che fino a prova contraria è il capo di tutta la baracca, ha detto che non è ancora il caso e nessuno incorrerà nel peggiore dei peccati mortali. Così in mezzo a tutto sto pandemonio per la pandemia ho preso la mia panda e sono andato a lavorare, anche stamattina col cuore in gola. Ho cercato il nuovo modulo ma non l’ho trovato, nemmeno sui siti governativi. Ogni volta che vedo un posto di blocco incrocio le dita perché non si sa mai. Vivo del mio lavoro, ho chiuso lo studio al pubblico ma non posso fare a meno di andarci almeno mezza giornata, perché è li che ho tutto quello che mi serve. Cerco di non ...

Piccolo pensiero schifoso.

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Piccolo pensiero schifoso in merito al droplet o per dirla semplice allo sputacchio. Siete avvisati, perciò chi è sensibile non legga o almeno lo faccia lontano dai pasti. Però vi perderete delle considerazioni ovvie che potrebbero essere importanti in questo periodo. Ero ancora un adolescente, forse quattordicenne, quando mi capitò un fatto che mi impressionò e allo tempo stesso tempo mi diede da pensare. Una delle mie prime prese di coscienza insomma. Si sa i bambini badano poco all’igiene e si metterebbero in bocca qualunque cosa. Questa pratica talvolta persevera anche negli adolescenti, soprattutto maschi. Mi trovavo in funivia, di quelle fatte ancora con due sole cabine, una che sale e l’altra che scende in senso contrario e portano un cospicuo numero di persone per volta. Era per le vacanze di Pasqua a Merano e data la primavera incombente per trovare ancora la neve bisognava andare oltre i duemila metri. La cabina era molto spartana, un involucro di metallo con una fascia vetra...

Un regalo di Natale

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  Prima o poi lo devi scartare l’ultimo regalo di Natale, e ci trovi dentro Venezia con la sua indiscutibile magia. Arrivi di notte, sembra una scomodità e invece è un punto di vista che ancora non conoscevi. Immersa nella bruma invernale ha qualcosa in più, come nei quadri. Si è trattato di un solo giorno tra venerdì sera tardi e domenica mattina presto, ma è bastato per gustarla come mai ci era capitato. Sabato ci avviamo per la visita e c’è un sole splendido. Ogni volta ti sembra sempre un po' più vecchia, il pavimento intarsiato della grande basilica di San Marco è sempre più ondulato. I campanili delle altre chiese sempre più pendenti. Le fondamenta delle case sempre più rosicchiate dall’acqua. Inevitabile chiedersi quante generazioni ancora potranno ammirare questo splendore prima che scompaia. Di giorno è affollata anche in questa stagione, tra le feste già finite da un pezzo e il Carnevale non ancora arrivato. Riusciamo ad entrare a San Marco senza fare fila, ma all’uscita ...