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Quarantesimo

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Cara Tittì Quando si decide di scrivere una cosa qualunque, che sia una lettera, una relazione, o un racconto, ci vuole un minimo di ispirazione, è vero per i grandi scrittori come per i cialtroni come me. L’ispirazione non è altro che un idea, all’inizio vaga che piano piano prende forma. Così quando ho pensato che quest’anno sarebbe stato carino buttare giù un pensiero per il nostro anniversario di matrimonio ho temporeggiato un bel po’ dicendomi “tanto c’è tempo”. Ma poi stava per finire anche quello, quindi sono passato al piano B, mi sono seduto e ho cominciato a scrivere, chissà forse mi sarebbe venuta qualche idea strada facendo. Non è passato molto prima che mi venisse il panico. Ma come ultimamente m’è venuta la mania di scrivere un po’ di tutto e ora proprio su questo non mi viene nulla? Sarebbe stato troppo imbarazzante ammetterlo anche solo con me stesso. E se fosse proprio questo il senso di tanti anni passati insieme? Forse è diventato talmente normale che non si ha nulla...

Il baratro

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Su una spiaggia inondata di sole, una delle più belle che conosca. E’ un giorno caldo, fra i più caldi dell’anno. Siamo in tre seduti al tavolo del bar di uno stabilimento balneare. L’atmosfera è obbligatoriamente spensierata. Musica, frastuono di bambini, gli ultimi pettegolezzi sull’amica, l'unica che in quel momento non c’è, arrivano dai tavoli vicini. Passano ragazze con bikini minimalisti che saprebbero distrarti da qualunque ragionamento serio. Sicuramente è così anche per i ragazzi, ma qui non saprei giudicare. Il quarto del gruppo si è appena appartato, forse volontariamente per agevolare quella conversazione che deve avvenire in confidenza, nonostante non sia né il momento né il luogo adatto. Infatti non è l’atmosfera ideale per sentire il racconto di un dramma, ma quando delle persone che dovrebbero conoscersi bene invece si rivedono solo fortuitamente dopo tanti anni, ogni luogo è appropriato e ogni momento è quello buono. Dei bambini diventati ragazzi e poi adulti, nati...

Ho un appuntamento con una signora

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  Cosa fa nella vita lo sai perché la segui da anni, ovviamente oltre alla sua arte: una presa di posizione politica moderata e senza esagerazioni, sostenitrice di associazioni umanitarie, sempre in prima fila quando c'è da raccogliere fondi per qualche sciagura, disposta a dare una mano ai suoi giovani colleghi senza snobismo. Ma vederla dal vivo è tutta un’altra cosa. E stai li a bocca aperta a sentire una che ha la tua stessa età cantare come un angelo, ballare come una gazzella, dialogare col pubblico, fare autoironia, rendersi obbligatoriamente simpatica. Su un palco semplicissimo anche se accompagnata da bravissimi musicisti c'era solo lei. A raccontare quarant'anni di canzoni e tutto sommato di storia, con grazia e bravura a una grande platea, come fosse stata un salotto di amici.

Master & Commander

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  Tutte le storie finiscono prima o poi, quelle brutte con sollievo e quelle belle con un po’ di amarezza. Così oggi ho letto l’ultima pagina di un'avventura che mi ha accompagnato per tredici anni, il ciclo di romanzi di Patrick O’Brian ambientati nell’epoca napoleonica. Undici volumi scritti nell’arco di trent’anni, circa tremila pagine in tutto. In realtà ci vuole molto meno a leggerle per un vero appassionato, ma il bello è proprio questo, ogni volume è a se stante anche se legato da un filo conduttore con quelli che lo precedono. Io me la sono presa comoda, alternando i libri che compravo qua e là generalmente in occasione delle ferie, con altre letture. Due i protagonisti: Jack Aubrey un battagliero comandante della Royal Navy e Stephen Maturin il suo inseparabile amico e compagno di viaggi. Jack è uno che ha fatto la gavetta, fatta di vita dura, alti e bassi, colpi di fortuna e rovesci finanziari. Stephen è il personaggio più eclettico: figlio illegittimo di origine irlandes...

Vento e processori

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  Tra i più bei ricordi conservo quello di un viaggio di pochi giorni fatto 25 anni fa, in barca a vela con un equipaggio composto da ben tre generazioni: mio padre, io e mio figlio. Partecipammo ad un raduno organizzato da un club nautico a Teulada. Era novembre e la cena conviviale si svolse sul molo, sotto un tendone allestito all’ultimo momento per ripararci da un copioso temporale. Il ricordo è sfumato, in particolare quello della cena, probabilmente perché alzammo tutti il gomito compreso il più giovane allora solo quindicenne. Tanto poi avremmo dovuto buttarci in cuccetta e ripartire con calma il giorno dopo. Quella barca anche se di appena 7 metri era già modernissima, rispetto ai tempi in cui quindici anni li avevo io e frequentavo i corsi di vela a Carloforte. Aveva il rolla fiocco e i rinvii delle drizze nel pozzetto, accorgimenti banali ma che ti permettono di manovrare in sicurezza, anche col mare grosso senza rischiare di cascarci dentro. Oggi l’anziano comandante di ...

La zattera

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  La zattera della Medusa è un dipinto di Théodore Géricault che per quanto realistico resta frutto della fantasia. La realtà spesso è ben diversa. La morte per annegamento è una delle peggiori, la gente di mare lo sa bene e ne ha orrore, perché per quanto si possa essere provetti nuotatori presto o tardi le forze vengono meno e si soccombe, lentamente, inesorabilmente, è solo una questione di tempo. Tant'è vero che la morte per annegamento simulata è una delle peggiori torture. L'uomo che vede un suo simile annegare e non fa nulla non è molto diverso da un torturatore. Un torturatore non è un uomo, e questa è la peggior qualifica che possa ricevere. Tutti i popoli europei in passato sono stati o oppressori od oppressi. Tutti i popoli europei conoscono le cause e gli effetti che inducono chiunque a lasciare la propria casa a rischio della vita. Un popolo che ha già vissuto tale esperienza, che ne vede un altro subire la stessa sorte e resta ignavo, non è un popolo civile. Ques...

Il barometro del nonno

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  Il barometro del nonno deve avere almeno settant’anni, me lo regalò tanti anni fa una zia e ci sono molto affezionato. A dispetto dell’età è molto preciso, forse avrebbe bisogno di una taratura accurata, ma è sensibilissimo e quindi fa ancora bene il suo mestiere. A differenza di quelli moderni, digitali e con memoria elettronica, ha un sistema semplicissimo per fare delle previsioni del tempo alla buona. Quello che conta in meteorologia non è la lettura istantanea ma la tendenza: barometro che sale = tempo che migliora, barometro che scende = tempo che peggiora. Come tutti i barometri di una volta ha una lancetta di riferimento da muovere manualmente, la si sovrappone a quella di lettura e se dopo un certo numero di ore la pressione è scesa puoi aspettarti pioggia, o viceversa. Questa volta la lancetta di lettura è molto al di sotto della sua posizione abituale. Mentre guardo il barometro del nonno sento tre pompe elettriche che ronzano, sono quelle che dovrebbero tenere asciutt...