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Il barometro del nonno

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  Il barometro del nonno deve avere almeno settant’anni, me lo regalò tanti anni fa una zia e ci sono molto affezionato. A dispetto dell’età è molto preciso, forse avrebbe bisogno di una taratura accurata, ma è sensibilissimo e quindi fa ancora bene il suo mestiere. A differenza di quelli moderni, digitali e con memoria elettronica, ha un sistema semplicissimo per fare delle previsioni del tempo alla buona. Quello che conta in meteorologia non è la lettura istantanea ma la tendenza: barometro che sale = tempo che migliora, barometro che scende = tempo che peggiora. Come tutti i barometri di una volta ha una lancetta di riferimento da muovere manualmente, la si sovrappone a quella di lettura e se dopo un certo numero di ore la pressione è scesa puoi aspettarti pioggia, o viceversa. Questa volta la lancetta di lettura è molto al di sotto della sua posizione abituale. Mentre guardo il barometro del nonno sento tre pompe elettriche che ronzano, sono quelle che dovrebbero tenere asciutt...

Devastazione della fontana del Bernini

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Non ho dubbi che la colpa sia non dei barbari ma del calcio stesso, come al solito si accusa una nazione intera per colpa di pochi scalmanati. Nel 90 si sono tenuti i mondiali in Italia, ricordo che a Cagliari avevano mandato le squadre con la tifoseria notoriamente più pericolosa, perché essendo su un'isola la si poteva controllare meglio. Le squadre che hanno giocato da noi erano l'Inghilterra, l'Irlanda, l'Egitto e guarda caso i Pesi Bassi. Allora abitavo nelle vicinanze del consolato Inglese, dove ogni mattina c'era la fila di quelli che s'erano fatti pescare a fare casino in giro, che venivano rimpatriati senza tanti complimenti. A tutti i bar della città fu vietato di vendere alcolici, birra compresa. Funzionò per poco perché non ci misero molto a scoprire luoghi, per esempio la cantina sociale di Monserrato in pieno centro accanto al palazzo della dogana, dove il vino lo vendono sfuso, limitatamente alla capienza della tanica o taniche che riesci a portar...

Il castello di San Giorgio

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E’ un'occasione qualunque per una visita ad Iglesias, una cena con amici di vecchissima data. Con questa scusa è normale andare a frugare un po’ su internet, per cercare una meta per il giorno dopo e allungare la visita, tanto più che il meteo prevede bel tempo. Trovo tra le foto dei siti minerari il bellissimo profilo della miniera di San Giorgio, ne avevo già sentito parlare e questa è l’occasione giusta. Faccio un volo con Google Earth rilevo le coordinate di partenza e di arrivo, traccio un percorso, modifico il formato del file per poterlo caricare sul GPS da trekking e la rotta da seguire è pronta. Più precisamente si tratta del Pozzo Santa Barbara, sito sull’altipiano di San Giorgio tra Monteponi e Gonnesa, reperibile sulla carta topografica come Sa macchina Beccia (la macchina vecchia) o altrimenti noto addirittura come castello di San Giorgio. Nel contesto di un'area ricchissima di siti i archeologia industriale pressoché tutti abbandonati. E’ una bellissima installaz...

Facciamo i compiti

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  Ieri ho aiutato la mia nipotina a fare i compiti, cosa non facile ho scoperto, anche se lei ha solo 11 anni. Perché i programmi non sono più quelli di una volta, doveva studiare tecnologia quando i maschietti ai miei tempi facevano applicazioni tecniche imparando l’uso del seghetto da traforo e del martello, e le femminucce con l’economia domestica si dedicavano al cucito e alle ricette di cucina. Il libro di tecnologia inizia con una bella premessa: le risorse della terra non sono infinite, quindi occhio che se non ci diamo una regolata il nostro futuro è alquanto in forse. Le parole non erano proprio queste ma il succo del discorso si, quindi i libri dei bambini di prima media hanno finalità terroristiche . Nelle prime tre pagine erano condensate un bel po’ di nozioni. Tipo cosa sono i materiali, le sostanze, gli atomi, le molecole, massa volume e densità della materia, ecc. Al che mi sono chiesto con apprensione cos’altro ci sarà mai stato nelle rimanenti centocinquanta. Proba...

Jamboree

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Questo fine settimana ho aiutato mia figlia a far il trasloco. Che delusione quando ho scoperto, caricando un armadio sulla macchina, che nonostante il suo eccellente stato di servizio scout, capo sestiglia, capo squadriglia, e una partecipazione ad un jamboree, non ha saputo fare un banale nodo parlato. In compenso sa tinteggiare, stuccare, appendere le mensole, usare trapano e pialla elettrica. E dire tante parolacce, come un vero muratore. Alice è a prua sulla dritta dell'albero

Trasite

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  Ogni forma d’arte si sa è un mezzo d’espressione. Mai si può pensare che un artista abbia dipinto un quadro o scolpito un blocco di marmo, semplicemente perché gli piaceva quel paesaggio o quella figura. Magari è proprio così, ma poi ci sono i critici che stabiliscono quello che l’autore ha voluto veramente dire. Chissà se Michelangelo o Giotto potessero parlare quanti ne sbugiarderebbero. Quindi capire l’arte è una cosa difficile, ben lontana da percorsi logici e razionali. Figurarsi poi se si vuole capire la recensione di un critico su un opera fatta utilizzando un'altra opera, scritta in una lingua, tradotta in un'altra e letta in una terza. Soprattutto se il lettore, come me, ne mastica poco sia d’arte che di lingue straniere, inevitabilmente il dubbio sul vero significato rimane, ed è enorme. Così durante le ferie mi sono trovato a passeggiare da solo come un cane, ma con il cane, in un bellissimo parco di Weimar. Weimar è al centro della Germania e dell’Europa, è una ci...

Buchenwald

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E’ inevitabile durante un viaggio in Germania pensare alla sua storia recente. Tanto più se l’itinerario ti porta vicino a luoghi che vorresti evitare, ma che una volta individuati sulla carta non puoi fare a meno di visitare, se non altro per rendergli omaggio. Ci era già capitato in Austria a Mauthausen e ci capita ora che siamo nei pressi di Buchenwald (N 51,01941 E 11,24733). Arriviamo dunque in un grande parcheggio anonimo, lindo e ordinato come quelli di tutta la nazione. Un arco di caseggiati che sembrano piccoli condomini, con tanto di praticello curato, panchine e citofoni, fa da cornice al piazzale. Diviso in numerosi stalli per le auto e per gli autobus turistici. Un bus da linea urbana lo collega alla vicina Weimar. Dopo aver pagato un modesto biglietto si percorre un lungo viale alberato che conduce all’ingresso principale. Tutti i campi di concentramento, anche se troppe volte visti e rivisti nei documentari storici e nei film, hanno almeno un particolare che li distingu...