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Paolo

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All’8 Settembre ’43 la forza militare italiana nell’isola di creta era di circa 20.000 uomini (la Div. Siena al comando del gen. Carta): a noi infatti era stata assegnata per il presidiamento una sola delle quattro province in cui è divisa l’isola. Sarebbe stato pertanto assurdo da parte nostra pensare a “resistere”, od a prendere qualunque iniziativa contro i tedeschi, che dopo l’Armistizio nostro c’imposero la resa: i tedeschi a Creta erano in numero di 50.000. I tedeschi raccolsero in determinati “campi di concentramento” i nostri reparti. Il nostro destino sarebbe stato di venire spediti a scaglioni più o meno grandi da Creta ad Atene su ogni nave che i tedeschi avessero in partenza per il Pireo, Da Atene si sarebbe stati poi inoltrati in Germania come “prigionieri di guerra” su tradotte: Atene-Belgrado-Germania, come difatti avvenne. Il numero degli italiani che alla data del 10 ottobre già erano stati imbarcati per il Pireo su forse una decina di navi superavano già 12.000, ed er...

Villaggio Asproni 2

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  Come promesso al termine del precedente resoconto, alla prima occasione ho raggiunto il villaggio Asproni passando da Gonnesa, per avere una ulteriore conferma del fatto che non ci si deve mai fidare delle indicazioni della gente del posto. Infatti l’avvicinamento da questo versante è molto più semplice, e oltretutto più breve di circa 1,5 Km. Questa volta oltre al cane mi ha accompagnato la moglie e siamo saliti a piedi, la notazione serve ad evidenziare che è una escursione facile e adatta a qualunque gamba. Raggiunta Gonnesa provenendo da Iglesias la si attraversa, fino al punto di estrema periferia ovest situato in N 39°15'58.37" E 8°28'29.51". Da qui la strada prosegue asfaltata, la si può percorrere con il camper anche se è stretta. Però noi, non sapendo cosa ci aspettava e se avremmo trovato un posto adatto per la manovra di inversione, abbiamo parcheggiato al punto B, in N 39°16'10.09" E 8°28'56.66", in prossimità di un bivio. Dal punto...

Villaggio Asproni 1

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Detto fatto. Ieri approfittando di una bella ma ventosa giornata sono andato alla ricerca del villaggio Asproni. Troppe erano le cose che mi hanno incuriosito: ad Asproni è intitolata la più importante scuola di Iglesias, l’Istituto Minerario appunto. Conoscevo ormai quasi tutte le miniere sarde e non solo dell’Iglesiente, ma questa proprio mi era sfuggita. Le vecchie miniere rientrano oggi fra gli interessi degli appassionati della così detta archeologia industriale, ma in alcuni casi non si tratta solo di rugginosi cantieri. Quando erano particolarmente isolate, si dotavano di veri e propri villaggi, che potevano avere dei particolari architettonici pregevoli, anche se realizzati con materiali poveri come mattoni e pietre. Sono partito dai resti degli impianti di lavorazione di un'altra miniera, quella più importante della zona, Monteponi. La statale 130 una volta arrivata ad Iglesias provenendo da Cagliari, da la possibilità di evitarne il traffico a chi vuole proseguire verso i...

Si fa presto a dire banana.

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  Si fa presto a dire banana. Oggi ho mangiato una banana, mi rendo conto che non è una gran notizia. Ma sulla banana c’era un bollino e anche questa non è una gran notizia. Ma sul bollino c’era un numero e la scritta “Guarda da dove vengo!” (Ecuador) inserendo il codice 31955 in qui . L’ho fatto e ho visitato un sito bello e piacevole, dove si scoprono molte cose sulle banane, la cura e lo studio che richiedono, l’uso di materiali riciclabili, le varie qualità, la raccolta, la cernita, ecc. Addirittura perché le banane sono curve, non me lo sono mai chiesto e avrei vissuto ancora, anche senza saperlo. Però io ora lo so e voi probabilmente no. Il sito è interattivo, nel senso che si viene accompagnati all’interno di una piantagione, e si può scegliere di volta in volta quello che si vuole approfondire. E’ piacevole come un documentario, provare per credere. Una volta tanto una promozione pubblicitaria può essere interessante. 4 giugno 2013

Laveria Lamarmora

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Da ragazzini a Iglesias c’erano mille occasioni per gironzolare nei dintorni. Già allora i siti minerari abbandonati abbondavano, la loro visita oltre che vietata era certamente pericolosa. Il pezzo forte era Porto Flavia, una cosa da arditi. Un cancello chiudeva l’ingresso alla galleria e regolarmente veniva divelto quel tanto che basta per consentire il passaggio di una persona. Ma non finiva qui, un muro di miserabili blocchetti in cemento, cercava di ripristinare il divieto subito dopo, e veniva forato puntualmente dopo ogni nuova muratura, quel tanto che basta. Eravamo circondati da questi posti magici. Bastava allontanarsi un po’ e si poteva trovare di tutto. Giocare con un paranco per il sollevamento dei pezzi pesanti. Fare l’autoscontro con due vagoncini da miniera spinti uno contro l’altro (e qualcuno dentro, che imbecilli). Vedere com’era fatto un quadro elettrico. Qua e la si trovavano gli attrezzi buttati in qualche angolo, picconi, martelli, perforatrici, qualche casco. Le...

Io e De André

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  Fabrizio De André è stato uno dei più noti cantautori del novecento. La sua arte ha unito la musica alla poesia, facendone una nuova forma che perdurerà nel tempo, è impossibile non amarlo, nel suo vastissimo repertorio chiunque può trovare una canzone che lo coinvolga, che gli tocchi il cuore. Iniziai ad ascoltarlo a tredici anni o giù di li, a casa di un amico. Le sue prime canzoni erano facili e alla portata di ragazzino, anche se piacevano soprattutto ai liceali e gli universitari. Col passar del tempo l’ho seguito sempre più assiduamente, ed è diventato uno dei miei artisti preferiti. Intanto il genio cresceva, coinvolgendo la generazione prima della mia e quella dopo. Mia figlia quando è morto ha pianto. Quando o compiuto cinquant’anni, come capita alle volte, due persone mi fecero lo stesso regalo, il cofanetto della sua opera completa. Una delle due era mio padre. Il Natale scorso i miei figli mi hanno regalato un bel libro, pieno di immagini. Si tratta di un' autobiograf...

Jolly nero

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Le tragedie navali mi hanno sempre appassionato, per cui seguirò con attenzione anche quella accaduta a Genova ieri notte, quando la motonave Jolly Nero (già il nome non poteva portargli fortuna) si è schiantata contro la torre dei piloti causando numerose vittime. Voglio azzardare però qualche impressione a caldo. Incredibile, non tanto per le cause quanto per gli effetti. Finora si è parlato di crollo della torre di controllo, urtata da una nave porta containers in manovra. In realtà è venuta giù una intera palazzina ed è rimasta in piedi, ironia della sorte, solo la scala di sicurezza antincendio. I giornalisti si son già lanciati nelle solite amenità del tipo “La nave non doveva essere lì”. E dove mai dovrebbe essere una nave che manovra dentro un porto, se non sotto gli occhi vigili della postazione di controllo? Si consideri che la struttura si affacciava su uno specchio di mare largo non più di 500 mt in qualunque direzione si guardi. Quella nave è lunga circa 240 mt e larga 30,...